Articolo de La Repubblica sul forte incremento dell’Aeroporto di Bergamo

ORIO AL SERIO (BERGAMO) – Orio al Serio un tempo era considerato una specie di aeroporto di riserva. Uno scalo satellite. I passeggeri italiani lo conoscevano più che altro perché quando su Milano calava il “nebbione” – quei muri paralizzanti che mandano in crisi anche i radar delle torri di controllo – i voli diretti a Linate e Malpensa venivano dirottati qui. Lo scalo
bergamasco si giocava il suo spezzone di partita, poi la nebbia si diradava e si tornava al tran tran quotidiano. Sembra un secolo (era solo il 2003) e milioni (quasi 9) di passeggeri fa. Adesso Orio fa sul serio, anzi: il “Caravaggio”. Perché si chiama così e di fronte ai numeri è inutile chiedersi come si sarebbe pronunciato Michelangelo Merisi dinanzi ai wallpaper che rivestono le pareti del terminal partenze: il codice a barre delle etichette bagagli (IATA BGY) declinato in tre diversi colori a seconda delle aree (Schengen, extra- Schengen, controlli di sicurezza e flussi passeggeri). Una formula grafica tra hostel de la jeunesse e interrail 3.0. Magari non raffinatissima ma perfetta per un’aerostazione dove il 90 per cento del traffico è garantito da compagnie low cost: Ryanair, Wizzair, Pegasus Airlines, Blue Air, Air Arabia Maroc, Blu Express. È qui il segreto. Semplice. Contagioso. Che vale il quarto posto in Italia.

Leggi l’articolo, clicca sul link:

Bergamonews
error: Non è possibile copiare i contenuti